Show don’t tell: non solo narrativa


Dalla narrativa alla saggistica, l’arte di mostrare invece di spiegare.


Show don’t tell” è forse una delle espressioni più ripetute nei corsi di scrittura creativa, spesso come una regola assoluta, quasi un dogma.

Ma cos’è davvero e, soprattutto, come e quando va usato?

 

Cos’è lo “show, don’t tell”?

Letteralmente significa: mostra, non dire.
In pratica, non spiegare al lettore ciò che può essere fatto vivere attraverso una scena. Non si tratta di un divieto morale, ma di una scelta narrativa.
Telling” significa spiegare uno stato d’animo, dichiarare un tratto caratteriale, riassumere un’esperienza.
Showing” vuol dire mettere il lettore dentro l’azione, far emergere emozioni e significati attraverso gesti, dialoghi e dettagli, lasciando che sia il lettore a trarre le proprie conclusioni.

Esempio:

Era molto nervosa. → tell
Tamburellava le dita sul tavolo, evitando di incrociare lo sguardo di chi le stava di fronte. → show don’t tell

Il contenuto è lo stesso, ma l’esperienza di lettura è completamente diversa.

 

Perché lo show funziona

Lo show crea immersione, attiva l’immaginazione del lettore, genera empatia e rende una scena memorabile. Il lettore non riceve semplicemente un’informazione: vive una situazione.
È qui che nasce la vera forza narrativa, quando il lettore non si sente guidato, ma coinvolto.
Mostrare significa rispettare l’intelligenza di chi legge e fidarsi della sua capacità di comprendere senza essere accompagnato passo dopo passo.

 

Show don’t tell e personaggi

Dire “era una persona generosa” non ha lo stesso effetto di mostrare come quella persona parla agli altri, come usa il tempo, come reagisce a una richiesta, cosa è disposta a sacrificare.
La generosità può essere trasmessa senza mai usare l’aggettivo “generoso”. Ed è proprio lì che lo show don’t tell funziona davvero.
Il carattere non si afferma: si manifesta.


Show don’t tell e dialoghi

Il dialogo dà voce ai personaggi ed è fondamentale per definirne le caratteristiche. Spesso porta alla luce lati che la narrazione, da sola, non riuscirebbe a mettere in luce. Stephen King, in On Writing – Autobiografia di un mestiere, mostra (appunto) come sia possibile fare ciò: invece di dire al lettore che Butts, il personaggio in questione, non è mai andato a scuola, è molto più efficace lasciare che siano le sue parole e i suoi gesti a rivelarlo.

 

«Che cosa ne pensi?» Il ragazzo scarabocchiò a terra con un bastoncino senza alzare lo sguardo, disegnando una palla, un pianeta o soltanto un cerchio. «Crede che la terra giri davvero intorno al sole?»
«Non ne ho idea», rispose il vecchio Butts. «Non ho mai studiato le teorie di questo o di quello, perché ognuno dice la sua finché non perdi l’ammennito.»
«Che cos’è l’ammennito?» chiese il ragazzo.
«Basta con le domande!» urlò Butts, strappandogli di mano il bastoncino e spezzandolo in due. «L’ammennito ti fa brontolare lo stomaco se hai fame! [...] E poi la gente dà a me dell’ignorante!»
«Oh, appetito», affermò impassibile il ragazzo, ricominciando a disegnare, ma con il dito.

In poche battute di dialogo, senza alcuna spiegazione esplicita, il lettore vede l’ignoranza di Butts, la sua suscettibilità e il contrasto con la calma del ragazzo.

 

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Quando usare lo show 

Abbiamo detto che è uno strumento narrativo potente, ma come tutti gli strumenti va conosciuto e dosato. La maturità di uno scrittore non sta nel mostrare sempre, ma nel sapere quando mostrare e quando dire.
Lo show don't tell funziona in particolare quando:

  • l’emozione è centrale
  • la scena segna una svolta
  • vuoi far emergere un conflitto
  • stai costruendo un personaggio.


L’errore più comune: “vietato spiegare”

Un eccesso di show don’t tell rischia di ubriacare il lettore e far perdere valore al testo.

Uno degli errori più frequenti è interpretare questo principio come un divieto assoluto di spiegare o come sinonimo di valore. È falso e porta a testi sovraccarichi di scene inutili, rallentati, poco leggibili e pesanti quanto quelli che spiegano tutto.
Una buona narrazione alterna show e tell in modo armonioso.
Il tell è necessario:

  • per dare informazioni
  • per creare passaggi di tempo
  • per sintetizzare
  • per orientare il lettore
  • per far risaltare ancora di più le parti in show don't tell.


Il problema non è il tell in sé, ma l’abuso di spiegazioni emotive o morali esagerate al posto della narrazione: i cosiddetti “spiegoni”.

 

Show don’t tell nei saggi

Lo show don’t tell nasce in ambito narrativo, ma il principio che lo sostiene, mostrare attraverso immagini ed esempi concreti invece che affermazioni astratte, vale per qualsiasi tipo di testo, anche per la saggistica.
Nella saggistica divulgativa il rischio principale è l’astrazione: concetti anche corretti, ma lontani dall’esperienza del lettore.

Mostrare aiuta ad ancorare il discorso alla realtà, rende un’idea complessa più comprensibile e aumenta credibilità e autorevolezza.
Un saggio che spiega senza mostrare sembra teorico.
Un saggio che mostra diventa convincente.

Esempio:

Il mercato editoriale è cambiato molto negli ultimi anni. → tell
Oggi molti autori arrivano al libro dopo anni di scrittura online, convinti che basti raccogliere i post per ottenere un testo coerente. → show don’t tell

Il concetto è lo stesso, ma nel secondo caso non abbiamo solo ricevuto un’informazione: abbiamo attraversato un’esperienza.


Attenzione: anche nella saggistica non è “vietato spiegare”. Non si può fare solo show. Occorre trovare un equilibrio:

tell → show → tell

Si enuncia un’idea, la si mostra con un caso, poi la si chiarisce.

 

Consigli pratici

Ogni volta che puoi far capire qualcosa mostrandone il funzionamento invece di affermarlo, fallo. Non togliere al lettore l’esperienza della scoperta.
Quando una storia funziona, non è perché ha spiegato tutto, ma perché ha lasciato spazio sufficiente al lettore per capire da solo.